UVA
Le Unità di Valutazione Alzheimer: un modello adeguato di risposta ad un bisogno che cambia e che cresce. Marco Trabucchi Associazione Italiana Psicogeriatria Gruppo di Ricerca Geriatrica, Brescia Sul territorio nazionale sono attive circa
500 Unità di Valutazione Alzheimer (UVA). Si tratta di centri diffusi che hanno
contribuito in questi anni ad avvicinare decine di migliaia di pazienti,
fornendo a tutti una diagnosi accurata ed una terapia adeguata qualora ve ne
fossero le indicazioni. Da questa esperienza possono derivare alcune
considerazioni su come deve essere organizzata una rete di assistenza in grado
di intervenire in modo significativo per limitare i danni indotti dalle
demenze; allo stesso tempo le indicazioni valgono come spunto di riflessione e
di modellistica per chi voglia seriamente strutturare servizi per le persone
anziane affette da malattie croniche nel rispetto della dignità dell'ammalato.
Un primo insegnamento del progetto Cronos viene dai dati dello studio sui
farmaci che confermano nel "real world" quanto riportato negli studi
randomizzati e controllati (quelli che costruiscono l"'Evidence Based
Medicine"), ma allo stesso tempo indicano alcune possibili evoluzioni
nell'impiego dei farmaci stessi, che dovrebbero essere incorporate in linee
guida di trattamento da adottare come naturale follow up del progetto Cronos.
Tra queste ricordiamo l'utilità della prescrizione dei farmaci
anticolinesterasici nel Minimal Cognitive Impairment (per indurre nel paziente
un rallentamento della malattia quando è ancora in grado di vivere una vita
significativa), l'esigenza di utilizzarli a dosaggio pieno, abbandonando atteggiamenti
cautelativi che peggiorano il risultato della cura, l'identificazione precoce
della quota di pazienti che rispondono al trattamento e nei quali quindi ha
significato il prolungamento della terapia. Molto significativi sono anche gli insegnamenti
che derivano dal sistema delle UVA nell'area dell'organizzazione
dell'assistenza. Si parte dall'affermazione di principio -che ha trovato
conferme operative- che è indispensabile evitare la burocratizzazione del
servizio; valutare non vuoi dire freddamente descrivere una malattia nei suoi
stadi, ma identificare quali possono essere le tappe di un rapporto informale,
sistematico ed organizzato, tra un bisogno che cambia continuamente ed il
fornitore del servizio. L'UVA non è una struttura burocratica se mostra volti e
nomi dei suoi operatori, che non sono dei "manager del caso" (spesso
solo sulla carta e poi lontani nel momento della richiesta più forte), ma
persone in grado di fornire counseling e sostegno. In futuro se resterà
affidata alle UVA la responsabilità della prescrizione dei farmaci antidemenza,
questa dovrà rappresentare solo l'occasione di un primo contatto, che poi si
estende ad un rapporto più intenso e diretto. Una recente indagine ha messo in
luce che in molti servizi per dementi il peso principale dell'assistenza
formale è affidato agli operatori meno qualificati; è un aspetto che fa pensare
alla responsabilità futura di organizzare un'intensa formazione, in modo da
garantire uno standard elevato delle prestazioni, che hanno valenze molto diverse
nelle varie fasi della malattia. E' così importante ricordare come nelle fasi
iniziali, quando la malattia è diagnosticata nei suoi primi sintomi, o anche
quando non è ancora possibile fare una diagnosi perchè i sintomi sono
inquadrabili in un condizione di MCI (Minimal cognitive impairment), il
paziente e la sua famiglia hanno bisogno di un forte e mirato supporto
psicologico, sia per affrontare lo stress della comunicazione della diagnosi
(come comunicarla? a chi? quando?) sia per affrontare le prime difficoltà
soggettive (quelle del paziente) ed oggettive (quelle della famiglia alle prese
con problemi organizzativi assolutamente nuovi). Quando l'ammalato inizia ad
avere insight della propria malattia è il momento del dolore e talvolta della
disperazione, che richiedono un'elevata capacità di accompagnamento. Il
supporto intelligente deve poi continuare nel tempo sia sul piano diagnostico
(per attuare lo staging della malattia e per caratterizzare le patologie
intercorrenti o l'insorgere di nuovi sintomi, quali i disturbi comportamentali)
sia su quello terapeutico ed assistenziale. Oggi non sono più ammissibili
diagnosi approssimate o incerte, alla luce delle attuali conoscenze. E' perciò
necessaria una diffusione delle conoscenze (attraverso il canale istituzionale
delle UVA) che renda possibile a tutti gli operatori un livello elevato di
professionalità specifica. Infine, anche il supporto al sistema di caregiving
richiede una professionalità sempre più strutturata. L'incertezza del futuro,
la comparsa di eventi inattesi, i comportamenti incontrollabili del paziente
sono condizioni che rendono pesantissima la giornata del caregiver, sul quale
grava lo stress delle decisioni e la responsabilità di indirizzare l'assistenza
(anche quando è aiutato concretamente, mai può allontanarsi dalla funzione di
primario "conduttore" del rapporto tra l'ammalato e il suo ambiente).
Verso questi il sistema di assistenza organizzata deve essere attento, capace
di cogliere i momenti di crisi, quelli che potrebbero rompere definitivamente
il rapporto tra paziente e chi di lui si prende cura, con il conseguente
elevato rischio di istituzionalizzazione. Queste indicazioni su un futuro possibile
della rete di assistenza rivolta ai malati affetti da demenza sono oggi realistiche
sulla base dei risultati ottenuti. Si può infatti affermare che la
distribuzione dei farmaci anticolinesterasici è stata un intelligente pretesto
per attivare un sistema di rilevante significato clinico e sociale. L"'eterogenesi
dei fini" ha voluto che un'impresa nata soprattutto per razionalizzare
l'uso delle risorse sui farmaci si sia trasformata in qualche cosa di
importante per la sanità pubblica. Il tutto rappresenta un esempio emblematico
di come nel suo complesso la medicina italiana sappia fronteggiare le sfide più
rilevanti, anche in assenza di grandi stanziamenti. Il progetto Cronos è nato
sostanzialmente privo di supporti economici, se non quelli per la prescrizione
dei farmaci specifici; la generosità e l'impegno degli operatori di tutte le categorie
ha permesso di costruire una rete che non ha pari in tutto il mondo. Una
indagine recente sulle UVA autorizza infatti ad affermare che almeno 400
svolgono un lavoro clinico di standard elevato, perchè aggiungono
spontaneamente attività cliniche integrative rispetto a quelle prescritte dal
progetto Cronos, sia sul piano valutativo-diagnostico sia su quello degli
interventi terapeutico-riabilitativi. E' un modello che andrà studiato nel
futuro da parte di chi analizza l'evoluzione dei sistemi sanitari, perchè vede
in gioco componenti istituzionali (i centri UVA ed il personale medico e
infermieristico), componenti volontaristiche (l'offerta di tempo e dedizione
ben oltre il compenso economico), il ruolo delle famiglie (in molte aree le
associazioni di famigliari sono divenute alleate importanti degli operatori per
facilitare il rapporto con il paziente). Nell'area della cronicità questo
potrebbe costituire un modello di riferimento, anche nella prospettiva di non
costruire interventi sostitutivi dei naturali sistemi di supporto, ma di
offrire al binomio medico di famiglia-paziente un sistema di supporto
funzionante, che ne valorizzi costantemente il lavoro. L’insieme del lavoro compiuto dalle UVA in
questi anni ci spinge ad affermare che devono continuare anche nel prossimo
futuro a lavorare con lo stesso stile e gli stessi contenuti. Ci auguriamo che
ciò avvenga e che nessun impedimento burocratico ne rallenti la capacità di
essere utile alle persone affette da demenza e alle loro famiglie. |
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